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Biografie di alchimisti

Pubblicato 2010-06-06 Scritto da Eleonora Carta
Categoria principale: Alchimia
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[16° secolo.]

R Lullo Practica Alchimiae

 

Nato nel 1272 sull'isola di Maiorca, Raimondo Lullo fu contemporaneo di Tommaso d'Aquino. Lullo si impegnò per tutta la vita nel progetto enciclopedico di costruire un'arte fondata sulla divinità del reale. Nel suo sistema, l'arte opera ad ogni livello della creazione, da Dio giù nella scala dell'esistente: e al livello del Cielo gli attributi divini si manifestano attraverso i segni zodiacali e i pianeti.

Nella sua opera, Lullo utilizza fra l'altro le figure dell'arte per realizzare una sorta di medicina astrologica. L'astrologia di Lullo rifiuta immagini e simboli: non fa mai uso delle iconografie naturalistiche zoomorfe degli astri. La sua scienza astrale è basata sulla astrazione realizzata con figure geometriche e lettere.

Il lullismo ebbe grande fortuna in seno alla corrente neoplatonica rinascimentale, a partire da Ficino e Pico; parimenti, destò interesse la sua interpretazione degli influssi astrali come componenti di una astrologia benefica.

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Pubblicato 2010-06-06 Scritto da Eleonora Carta
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[1533-1588]

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Figura centrale nella storia del pensiero tedesco, Valentin Weigel (1533-1588) è stato per lungo tempo ingiustamente sottostimato. Come il suo grande contemporaneo Michel de Montaigne, Weigel anticipò l'avvento di una cultura tollerante verso la conoscenza e la coscienza individuali. Al sorgere della riforma Tedesca, il dissidente pastore Luterano Weigel si pronunciò a favore dell'autonomia interiore e della personale ricerca individuale della salvezza e della conoscenza. I suoi scritti ricapitolano la tradizione del misticismo medioevale (Meister Eckhart, Tauler, la Teologia Germanica), la filosofia del Rinascimento (Cusano, Paracelso) e il dissenso del periodo della Riforma (Sebastian Franck). Nel lavoro di Weigel queste fonti disparate si fondono insieme in una lucida sintesi che diede luogo a proteste ed opposizioni contro l'intolleranza e l'oppressione.

Nel corso della sua vita, il pensiero di Weigel non riuscì ad avere particolare influenza o rilievo, ma le sue idee arrivarono molto lontano dal suo tempo; fu uno scrittore mistico che sviluppò il suo pensiero a partire da Paracelso e dalle idee alchemiche. Le sue idee influenzarono Jacob Boeheme, ed altri mistici protestanti tedeschi del diciassettesimo secolo. La maggior parte dei suoi scritti furono pubblicati dopo la sua morte, quando un ristretto gruppo di seguaci, detti Weigeliani, promosse le sue idee, e alcuni testi vennero fregiati del suo nome, sotto uno pseudonimo. Tra essi ricordiamo l' "Astrology Theologised", Astrologia teologizzata.

Nella sua opera Valentine Weigel, che, ricordiamo, crebbe immerso nella teologia protestante, enfatizza la profondità della vita interiore, in contrasto con i dogmi della Chiesa e con l' attaccamento ad un credo eterno. Per lui e per i suoi seguaci, non è il Gesù che prega nei Vangeli ad avere valore, ma il Cristo che può nascere in ogni uomo, all'interno della sua più profonda natura, e che deve essere considerato guida ed esempio per ascendere dalle più elementari forme di percezione fino uno stato di conoscenza ideale. Weigel amministrò modestamente e serenamente le sue incombenze all'interno della Chiesa. E' solo dai suoi scritti postumi, stampati nel corso del diciassettesimo secolo, che emergono  le significative idee che aveva sviluppato riguardo alla natura dell'uomo. Tra questi scritti possiamo menzionare "Der güldene Griff, Alle Ding ohne Irrthumb zu erkennen, vielen Hochgelährten unbekannt, und doch allen Menschen nothwendig zu wissen" (L'Arte aurea di conoscere tutto senza errori, sconosciuta a molti dei Sapienti, e ancora necessaria a tutti gli uomini"), "Erkenne dich selber" (Conosci te stesso); "Vom Ort der Welt" ( Del luogo del mondo). Weigel era ansioso di arrivare ad un'idea chiara della sua relazione con gli insegnamenti della Chiesa. Questo lo portò ad investigare il fondamento di tutta la conoscenza. L'uomo può scegliere di conoscere qualcosa attraverso un dato credo, solo se arriva a capire in che modo riesce a conoscere. Weigel intende andare oltre la forma più elementare di conoscenza. Chiede a se stesso: "In che modo riesco a percepire l'esistenza di una cosa sensibile, quando essa si confronta con me?" Da questo punto di partenza egli sarà capace di ascendere nel processo logico-percettivo fino a dar conto della più alta forma di cognizione. Seguiamo i passaggi di questo processo:

Nellaconoscenza sensibile lo strumento (l'organo di senso) e la cosa, (la"controparte"), si confrontano vicendevolmente. "Nella percezione naturaleci devono essere due elementi: l'oggetto o controparte, che deve esserepercepito o osservato tramite lo strumento; e lo strumento o percettore,l'organo di senso che ci mette in relazione con l'oggetto, ad esempio gliocchi. Ora ci si chiede: la percezione fluisce dall'oggetto nell'occhio o èil giudizio, la percezione che fluisce dagli occhi all'oggetto?"( Trattoda Der guldene Griff... cap.9). Weigelsostiene che se la percezione fluisse dalla controparte (cioè dalla cosa) negliocchi, allora la stessa, completa percezione dovrebbe di necessità formarsi intutti gli occhi. Ma questo non è il caso; piuttosto ognuno vede secondo ipropri occhi. Solo gli occhi, e non la controparte, possono essere responsabilidel fatto che esistano molte differenti concezioni di una stessa cosa, possiamodire tante quanti sono i suoi osservatori. Per chiarire meglio il problema,Weigel compara l'atto di guardare e l'atto di leggere. Se il libro nonesiste, naturalmente non lo potrò leggere; ma potrebbe esistere ed io potreinon essere in grado di leggervi niente, se non conoscessi l'arte dellalettura. Così il libro esiste, ma non può darmi niente di se stesso da sésolo; qualunque cosa io riesca a trarre da lui, in realtà la traggo da mestesso. Questa è secondo Weigel la natura della percezione sensoriale. Ilcolore di un oggetto esiste come "controparte", ma fuori da se stesso non puòdare niente all'occhio dell'osservatore. Il colore è nell'occhio come ilcontenuto del libro è nel lettore. Se il contenuto del libro fosse nel lettore,non ci sarebbe bisogno di leggerlo. Ma parimenti, nella lettura, il contenutonon sgorga dal libro, ma dal lettore.

Una dettagliata elaborazione di questo treno di pensieri è presente anche nella visione di Immanuel Kant. Weigel diceva a se stesso "Anche se la percezione fluisce dall'uomo, è comunque la natura della controparte che emerge, anche se per mezzo dell'uomo. Come è il contenuto del libro che io scopro leggendolo, così è il colore della controparte che io scopro tramite i miei occhi." In questo modo Weigel aveva illustrato il suo concetto di percezione sensoriale. L'uomo non può rimanere passivo se vuole percepire le cose con i suoi sensi, ed essere soddisfatto di lasciarle agire su di sé; deve essere attivo, e portare la percezione fuori da se stesso. La controparte sveglia la percezione dello spirito.

E l'uomo ascende ad un livello di cognizione superiore quando lo spirito diventa l' oggetto stesso della cognizione. Quindi la più alta cognizione non può provenire dall'esterno, ma può solo essere risvegliata dall'esterno, all'interno dell'uomo. Non ci sono rivelazioni esterne quindi, ma solo un risveglio interiore. E come la controparte esterna attende fino a che l'uomo si confronti con essa, in modo da esprimere la sua natura, così l'uomo deve attendere, quando vuole diventare la controparte di se stesso, fino a che la cognizione della natura si svegli in lui. Mentre nella percezione sensoriale l'uomo deve essere attivo nel confrontare la controparte alla sua natura, nella più alta cognizione deve rimanere passivo, perché ora è lui la controparte. Deve ricevere la sua natura da dentro se stesso. A causa di questo, la cognizione dello spirito apparirà come un'illuminazione dall'alto. In contrasto con la percezione sensoriale, Weigel chiama la più alta cognizione "luce della grazia". Questa "luce della grazia" è in realtà nient'altro che l' auto-cognizione dello spirito, la rinascita della conoscenza acquisita dall'uomo che giunge ad un più alto livello di capacità visiva.

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Pubblicato 2010-06-06 Scritto da Eleonora Carta
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[1626-1691]

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Robert Boyle entra di diritto nella rosa dei contendenti al titolo di "Padre della Chimica moderna".

Fu il primo scienziato che svolse esperimenti controllati e pubblicò il suo lavoro con elaborati dettagli concernenti la procedura, le apparecchiature utilizzate e le osservazioni. Mise insieme quello che noi chiameremmo oggigiorno un "gruppo di ricerca", sviluppò un elemento-chiave dell'attuale corredo del chimico - la pompa aspirante- ed ebbe un ruolo fondamentale nella costituzione della Royal Society. Oltre a ciò,  merita almeno parte dei tributi per la formulazione della famosa legge sui gas che porta il suo nome.

 

Boyle nacque a Lismore, in Waterford County, Irlanda, il 25 gennaio 1627. Era il settimo figlio maschio (e quattordicesimo nato) dei quindici figli di Richard Boyle, uno degli uomini più ricchi ed influenti delle Isole Britanniche. Come è facile immaginare, data una simile condizione sociale, le sue opportunità erano quasi illimitate. Ancora adolescente, scelse lo pseudonimo di Philaretus (amante della verità) : una vita di ricerca scientifica sembrava già il suo inevitabile destino Fu educato nella maniera più raffinata possibile per i suoi giorni, studiando prima ad Eton fino al novembre del 1638 ed in seguito viaggiando per l'Europa con un tutore e con il suo fratello maggiore Francis. Visitò Parigi, Lione, e Ginevra. Quivi arrivato, studiò francese, latino, retorica e religione con un tutore privato.

Nel 1641 iniziò a studiare italiano in vista di un nuovo viaggio. Nel settembre dello stesso anno Boyle ed il suo tutore arrivarono a Venezia, quindi dall'inizio del 1642 furono a Firenze. Galileo morì nella sua casa di Arcetri, poco distante da Firenze, proprio mentre Boyle si trovava lì. Fu molto impressionato dal personaggio Galileo e studiò con grande attenzione la sua opera. Se si può indicare un evento che formò la sua vita e lo diresse verso la scienza, possiamo dire fu questo. Naturalmente, il suo retroterra protestante contribuì ad accrescere la sua simpatia per la figura di Galileo, date le angherie che aveva dovuto subire dalla Chiesa Cattolica di Roma.

Boyle divenne un forte sostenitore della filosofia galieleiana; questa, unita alla nuova fisica di Bacone e Cartesio, alle nuove teorie riguardo l'aria e il vuoto, il movimento dei pianeti e la circolazione del sangue, influenzarono il suo pensiero più di quanto non fecero le dottrine alchemiche.

 

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Pubblicato 2010-06-06 Scritto da Eleonora Carta
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[1225-1274]


Port04Tommaso d'Aquino nacque intorno al 1225 nel castello di Roccasecca presso l'abbazia di Monte Cassino (secondo alcuni nella città di Aquino), da famiglia antica e nobile (il padre Landolfo, di famiglia longobarda, era conte; la madre Teodora, di famiglia normanna di Napoli, contessa).

Nel 1236 venne presentato, come oblato, all'abbazia benedettina di Montecassino, dove iniziò gli studi.

Nel 1239 si allontanò dall'abbazia dopo che il luogo sacro era stato trasformato in fortezza militare da Federico II, durante la lotta contro il papa Gregorio IX.

Nel 1240 la famiglia lo mandò presso l'Università di Napoli per il completamento degli studi letterari e per l'inizio di quelli filosofici; per gli studi di grammatica e logica ha come maestro Martino di Dacia, per quelli delle scienze naturali e della metafisica, Pietro d'Irlanda.

Tra il 1242-43 abbracciò la vita religiosa ed entrò come novizio nell'Ordine di San Domenico, contro la volontà della sua famiglia.

Nel 1244 fallì il suo tentativo di raggiungere Parigi insieme con Giovanni Teutonico, Maestro dell'Ordine, proprio a causa delle minacce della famiglia che non condivideva la sua vocazione. Catturato dai fratelli presso Acquapendente in Toscana, venne rinchiuso nel castello di San Giovanni in Roccasecca dove rimase, come prigioniero, per un anno.

Nel 1245 fuggi per recarsi a Parigi, dove seguì i corsi di teologia di Alberto Magno, con il quale si recò a Colonia.

Nel 1248, di ritorno da Colonia, fu ordinato sacerdote.

Nel 1252 si recò nuovamente a Parigi dove iniziò la carriera accademica e scrisse un saggio in difesa degli Ordini mendicanti, contro i quali avevano lanciato i loro strali i professori della Sorbona, primo fra tutti Guglielmo di Sant' Amore, canonico di Beauvais.

Tra il 1252-1254 fu baccelliere biblico dello Stato generale domenicano del convento di San Giacomo a Parigi.

Tra il 1254-1256 fu sentenziario.

Nel 1256 ebbe inizio il suo insegnamento ordinario presso lo Studio generale di Parigi che terrà fino al 1259, anno in cui figura come membro della Commissione per l'ordinamento degli studi dell'Ordine domenicano. Alla corte papale si incontra con Guglielmo di Moerbeke, valente grecista, il quale gli prepara un testo latino di Aristotele più aderente al greco, in modo che egli possa approfondire il pensiero autentico di quel filosofo.

Nel 1259 rientrò in Italia dove permarrà fino al 1268. Fu nominato teologo della Curia papale ed fu invitato dal papa Urbano IV (1261-1264) a comporre un "elogio" per solennizzare la festa del SS. Sacramento istituita dal Papa.

Nel 1269 ritornò a Parigi in qualità di Maestro di teologia e si dedicò all'insegnamento e alla predicazione.

Tra il 1272-1274 rientrò in Italia. Su pressante istanza di Carlo d'Angiò, il Capitolo Generale dell'Ordine lo inviò a Napoli in qualità di direttore della facoltà di teologia presso l'università di quella città (nel frattempo aveva insegnato ad Anagni e a Orvieto). Tommaso fu a Salerno dove tenne una serie di lezioni straordinarie come un corso di conferenze nella celebre Scuola medica che aveva sollecitato l'onore e il decoro del Santo.

Nel 1273 papa Gregorio X lo invitò a partecipare a un Concilio generale convocato a Lione, con lo scopo di appianare le controversie tra la Chiesa romana e i greci scismatici.

All'inizio del 1274, durante il viaggio verso Lione, si ammalò gravemente e venne portato all'abbazia cistercense di Fossanova di Priverno nella diocesi di Terracina, dove morì il 7 marzo dello stesso anno.

Dante avanza l'ipotesi che fu fatto morire per veleno dallo stesso Carlo d'Angiò: "Carlo venne in Italia e, per ammenda, vittima fè di Curradino; e poi/ ripinse al ciel Tommaso, per ammenda... (Purg. 67-69)" - (Carlo I d'Angiò venne in Italia e per fare ammenda, fece di Corradino di Svevia una vittima; quindi, sempre per fare ammenda, rimandò in cielo Tommaso d'Aquino col veleno...).

Nel 1277 il vescovo di Parigi condannò 21 Proposizioni tratte dalle opere di Tommaso. per il loro accentuato razionalismo e naturalismo.

Nel 1323 San Tommaso fù canonizzato dal papa Giovanni XXII.

Durante il concistoro il Pontefice sostenne che non era stato necessario ricercare i miracoli che Tommaso aveva potuto operare in vita, ma che occorreva tener ben presente il modo con cui aveva risolto mirabilmente tante spinose questioni della Chiesa.

Nel 1567 papa Pio V dichiarò Tommaso dottore della Chiesa.

Nel 1888 Leone XIII dichiarò San Tommaso patrono delle scuole cattoliche.

 

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Pubblicato 2010-06-06 Scritto da Eleonora Carta
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[1493-1541]


Port22Philippus Theophrastus Bombast von Hohenheim (detto Philippus Aureolus Theophrastus Paracelsus) nacque il 14 novembre del 1493 a Einsiedeln, un villaggio vicino alla città di Zurigo, in Svizzera. Suo padre, Guglielmo Bombast di Hohenheim, era un medico discendente dell'antica e celebre famiglia Bombast detta di Hohenheim dalla sua antica residenza, conosciuta come Hohenheim, un castello presso il villaggio di Plinningen, nelle vicinanze di Stoccarda, nel Wurttemberg. Il nonno di Paracelso, Giorgio Bombast di Hohenheim, era Gran Maestro dei Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni.

Guglielmo si stabili, come medico, presso Maria-Einsiedeln e, nel 1492, sposò la direttrice dell'ospedale appartenente all'abbazia del luogo. Il risultato del loro matrimonio fu Paracelso, loro unico figlio.

Dopo la prematura morte della moglie, nel 1502 Guglielmo si trasferì a Villaco in Carinzia, portando con sé Paracelso; ivi rimase per trentadue anni ad esercitare la sua professione di medico.

Che Paracelso sia stato evirato nell'infanzia in conseguenza di un incidente o da un soldato ubriaco, come narra la leggenda, o se non sia stato evirato affatto, non è stato accertato. È comunque certo che la barba non gli crebbe sul volto, e che il suo cranio, ancora esistente, ha piuttosto la conformazione di quello di una donna che di quello di un maschio.

Nella prima giovinezza, Paracelso ricevette un’istruzione scientifica da suo padre, che gli insegnò i rudimenti dell'Alchimia, della chirurgia e della medicina. In seguito continuò gli studi sotto la guida dei monaci del convento di Sant'Andrea (nella valle di Savon) e sotto l'egida dei dotti vescovi Eberhardt Baumgartner, Mathias Scheydt di Rottgach e Mathias Schacht di Freisingen.

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